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La dieta FodMap è un regime alimentare che prevede l’esclusione dalla propria dieta alcuni tipi di carboidrati che sono scarsamente assorbiti dall’intestino, causando, il più delle volte, la produzione di gas intestinale. Viene adottata in particolar modo per il trattamento della sindrome del colon irritabile, o IBS (Irritable Bowel Syndrome), e per i sintomi del Morbo di Chron, andando così a ridurre drasticamente disturbi intestinali quali: pancia gonfia, diarrea, meteorismo e costipazione. La dieta FODMAP si articola in tre fasi ben distinte:

  • una fase di eliminazione, durante la quale viene ridotto al minimo il consumo di alimenti contenenti FODMAP. Questa fase può avere una durata di 3-6 settimane e permette di valutare se i sintomi che il paziente lamenta regrediscano meno grazie a un consumo minimo di queste sostanze;
  • una fase di reinserimento, durante la quale gli alimenti esclusi vengono reintrodotti in maniera graduale, in modo da individuare quali siano le quantità e la frequenza di consumo che possono determinare fastidi. Si tratta di una parte molto delicata ma necessaria per evitare esclusioni ingiustificate;
  • la fase di mantenimento. A seconda dei risultati avuti nella fase precedente si lavorerà per avere una dieta variegata e ricca, per quanto possibile, facendo sempre attenzione alle quantità e alla frequenza con cui certi particolari alimenti, individuati appunto durante la reintroduzione, vengono consumati. (1)

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Cos’è la dieta FodMap?

Con la dieta FodMap vengono eliminati dalla nostra alimentazione cibi di origine vegetale ad alto contenuto di carboidrati a bassa fermentazione. L’acronimo FODMAP infatti sta ad indicare “Fermentable Oligosaccharides, Disaccharides, Monosaccharides and Polyols”, ovvero oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi e polioli fermentabili. Vengono eliminati alimenti ricchi di zuccheri che non vengono assorbiti dall’intestino a causa della loro proprietà osmotica, ovvero che tendono a richiamare acqua. Disturbi quali colite, gas intestinale, pancia gonfia, costipazione sono dovuti proprio alla sovra- fermentazione di questi zuccheri. Si tratta di una dieta ancora poco conosciuta, pubblicata nel 2008 da alcuni ricercatori australiani della Monash University (2) utilizzata per ridurre o eliminare del tutto la sindrome del colon irritabile e i sintomi del Morbo dei Chron. Va sottolineato che la dieta FodMap va seguita solo per un determinato periodo di tempo, all’ incirca 8 settimane, e sotto la supervisione di un nutrizionista. Infatti, a differenza di regimi alimentari che prevedono ad esempio la perdita di peso in brevissimo tempo, ovvero diete estreme, la dieta FodMap va pianificata. I carboidrati fermentabili infatti apportano anche dei benefici al nostro organismo: favoriscono l’assorbimento del calcio, aiutano ad innalzare le nostre difese immunitarie e aumentano la massa fecale. Inoltre, è necessario tener conto delle specifiche esigenze fisiche del paziente e delle preferenze alimentari personali.

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Come funziona la dieta FodMap?

Come descritto prima, tale regime alimentare prevede l’eliminazione dalla propria dieta di alimenti FODMAP i quali vengono utilizzati dai batteri presenti nel nostro intestino per proliferare e sopravvivere. Tali alimenti fermentando vanno ad aumentare la produzione di gas intestinale dando vita a problemi quali costipazione o pancia gonfia. I FODMAP sono contenuti in una serie di alimenti come per esempio il frumento, certi tipi di frutta e verdura e in alcuni prodotti a base di latte.

  • Latticini: formaggi freschi, gelato alle creme, latte vaccino, di capra, di pecora, panna, yogurt da latte vaccino o di pecora.
  • Frutta: albicocche, ananas, avocado, caki, ciliegie, cocco, cocomero, frutta secca, mango, mele, pere, pesche, prugne, pompelmo, fichi.
  • Verdura: asparagi, barbabietole, broccoli, carciofi, cavoli, cavolfiore, cicoria, finocchi, funghi, radicchio.
  • Legumi: ceci, fagioli, lenticchie, piselli, soia.
  • Cereali: grano, orzo, segale, farro.
  • Alimenti vari: inulina, salse tipo ketchup, marmellate, gelatina, bibite con fruttosio, miele, sciroppo di glucosio e fruttosio, chewing-gum, mentine e dolci senza zucchero.

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Quali sono i benefici della dieta FodMap?

Ricerche scientifiche hanno dimostrato che l’adozione di tale regime alimentare aiuta a ridurre del di molto i sintomi legati alla sindrome del colon irritabile (3). Inoltre è stato dimostrato che la dieta FodMap incide positivamente sulla quantità e qualità dei prebiotici nei soggetti affetti da Morbo di Chron. Ancora, la dieta FodMap aiuta a ridurre il senso di stanchezza in quanto vengono assunti zuccheri naturali, contenuti nella frutta ad esempio, che presentano un minor grado di fermentazione rispetto a quelli sintetici. Si tratta di una dieta però, come sottolineato più volte, che va pianificata attentamente. Prima di approcciarsi a tale tipo di alimentazione è importante eseguire dei breath test per indagare su di un probabile malassorbimento di lattosio e fruttosio. Nel caso in cui i test dimostrassero che il paziente tolleri in maniera soddisfacente fruttosio e lattosio il nutrizionista opterà per una dieta meno restrittiva. Il Dott. Diego Parente, esperto in nutrizione, dopo aver effettuato un’accurata analisi della situazione personale del paziente, elaborerà la dieta FodMap più consona alle specifiche esigenze del caso in esame. Il Dott. Parente seguirà il paziente nel percorso che consentirà di ridurre drasticamente disturbi intestinali quali colite, pancia gonfia, costipazione e tutti i fastidiosi sintomi legati alla sindrome del colon irritabile, mantenendo allo stesso tempo il vostro organismo in perfetta salute.

BIBLIOGRAFIA

  1. Evidence-based Dietary Management of Functional Gastrointestinal Symptoms: The FODMAP Approach; Peter R Gibson, Susan J Shepherd; J Gastroenterol Hepatol. 2010 Feb;25(2):252-8.doi: 10.1111/j.1440-1746.2009.06149.x.
  2. The Monash University Low FODMAP diet, Monash University, Melbourne, Australia, 18 dicembre 2012.
  3. A diet low in FODMAPs reduces symptoms of irritable bowel syndrome; Halmos EP, Power VA, Shepherd SJ, Gibson PR, Muir JG; , in Gastroenterology, vol. 146, n. 1, 2014, pp. 67–75.e5, DOI:10.1053/j.gastro.2013.09.046, PMID 24076059.

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